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Cernobyl: storia tragica di una sofisticata vaporiera

Le sedi esterne di UTEA (Università delle Tre Età di Asti) situate a Celle Enomondo e a San Martino Alfieri, hanno invitato Massimo Umberto Tomalino, ideatore del MAGMAX, a tenere la duplice conferenza (26 novembre e 3 dicembre 2021) sulla tragedia di 37 anni fa che ha cambiato la prospettiva del mondo sul complesso tema dell’energia nucleare e non solo.

Prima di ripercorrere i momenti dell’incidente e delle sue immediate conseguenze, il relatore ha inquadrato il fenomeno chimico-fisico delle radiazioni e della radioattività, cercando di delineare i connotati salienti del delicato processo della fissione nucleare. Questa tecnica è alla base del processo industriale e tecnologico di ottenimento dell’energia sprigionata dal bombardamento del nucleo dell’atomo di uranio e della conseguente trasformazione di essa in energia termica. In tale prospettiva, non è dissacrante definire il reattore di Cernobyl – per quanto sofisticato – una banale vaporiera, dal momento che l’immissione di acqua nel nocciolo la trasforma in vapore che a sua volta alimenta le turbine capaci di operare la conversione in energia elettrica.

Dopo una doverosa parentesi, aperta per ricordare l’impiego iniziale della fissione nucleare per costruire le bombe atomiche sganciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki con un bilancio attualizzato al 2011 di quasi mezzo milione di vittime, la conferenza si è addentrata sul processo industriale a monte della fissione nucleare e cioè sull’arricchimento dell’uranio. E’ bene rendersi conto che questo complesso meccanismo industriale comporta, a fronte di una resa irrisoria dello 0,0005 % (!), un’enorme quantità di rifiuto radioattivo da smaltire e un’impressionante immissione di anidride carbonica in atmosfera.

Il momento centrale della presentazione verte sull’incidente, esaminato non solo dal punto di vista della dinamica che ha portato alla doppia esplosione del reattore nucleare e ai relativi catastrofici effetti a corto e a lungo raggio ma soprattutto analizzando in profondità le cause della tragedia. Con l’ausilio della tecnica di ricerca delle cause per l’identificazione della risoluzione dei problemi (problem solving) si è evidenziato che la causa radice dell’incidente di Cernobyl è stata la totale assenza di un’analisi preventiva di rischio e del conseguente piano di azione di contenimento nel momento in cui il reattore ha evidenziato problemi durante l’usuale prova di emergenza a simulazione di black out. D’altra parte, dopo il forte impulso emotivo a seguito dell’incidente della centrale Ucraina, si è giustamente evidenziato che tale situazione avrebbe potuto verificarsi con analoghe conseguenze in uno qualsiasi dei reattori installati nei paesi occidentali, USA compresi, proprio perché tutti i reattori erano accomunati dall’inesistenza di quelle analisi preventive dei rischi e conseguenti piani di azione di cui si è detto.

Nella valutazione generale degli effetti successivi alla catastrofe di Cernobyl si è voluto sottolineare l’importanza di non sdoganare frettolosamente l’energia nucleare come pericolosa trappola per l’umanità; al contrario, occorre analizzare razionalmente l’accaduto e confrontare i rischi che il suo utilizzo comporta con quelli altrettanto gravi di collasso ecologico e ambientale prodotti dall’energia legata al consumo dei combustibili fossili. Senza trascurare, pertanto, le centinaia di migliaia di morti all’anno nella sola Europa ed il triste primato del 2019 di 64000 nella sola Italia dovuti all’inquinamento da polveri sottili.

Non ultimo, si deve anche considerare la subdola correlazione tra l’aumento dell’inquinamento atmosferico di certe aree a forte industrializzazione con la diffusione del virus Covid-19. Alla fine della conferenza non poteva mancare la morale della tragica storia di Cernobyl: “vivere secondo natura o morire prima del previsto”. E’ motivo di grande soddisfazione del relatore poter affermare che questo messaggio forte, lanciato sulla scorta della terribile esperienza di Cernobyl, è stato pienamente raccolto dai partecipanti di Celle e di San Martino ai quali, numerosi e interessati, va il plauso e il ringraziamento più sincero. La serata, animata da molte domande e da altrettanti commenti, si è felicemente conclusa invitando tutti quanti a visitare il MAGMAX, con l’attrattiva supplementare di poter “toccare con mano” la radioattività naturale emessa da alcuni minerali radioattivi conservati cautelativamente “sotto piombo” e di misurarla direttamente con un contatore Geiger.

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