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La Via della Seta affascina gli astigiani

La Via della Seta affascina gli astigiani

Forte interesse per la conferenza specialistica sull’evoluzione di vetro e porcellana ospitata ad Astiss

I minerali che compongono vetro e porcellana sono sempre i 5 (quarzo, natrite, calcite, caolino, feldspato) dei 5500 che hanno concorso alla formazione della crosta terrestre – parliamo dunque di 4,5 miliardi di anni fa -, poi i passi da gigante della ricerca in laboratorio e dell’innovazione tecnologica hanno fatto il resto: oggi, volendo semplificare, la rigenerazione delle ossa passa attraverso l’impiego del pane raffermo.

Ricca di informazioni tecnico-scientifiche e curiosità, la conferenza specialistica “Porcellana e vetro attraverso la Via della Seta” ha affascinato gli astigiani.

Ospitato nei giorni scorsi nella sede di Uni-Astiss e fortemente connotato dall’impronta interdisciplinare, l’incontro ha rappresentato per le scuole che hanno partecipato un’occasione di approfondimento e per il resto del pubblico un’opportunità per arricchire con nuovi dettagli la lunga storia di relazioni tra i popoli, scambi di culture, produzioni e commerci dall’antichità a oggi. Con una proiezione sul futuro che già ora fa pensare a nuovi traguardi scientifici.

Organizzata dal Magmax insieme al Polo Universitario Rita Levi Montalcini, Politecnico di Torino e TTPU (il campus universitario uzbeko alla cui nascita, nel 2009, ha concorso l’ateneo piemontese), la conferenza ha potuto contare su relatori qualificati. Partendo dalle atmosfere fortemente evocative dei viaggi lungo la Via della Seta (Marco Polo insegna), gli esperti hanno offerto un dettagliato resoconto sull’evoluzione scientifica e tecnologica di due materiali che nell’antichità, lungo quegli 8 mila km di strade terrestri, fluviali e marittime, si sono fatti conoscere con percorsi contrari: il vetro da Occidente a Oriente, la porcellana all’inverso. Finendo per ottenere, grazie alla conoscenza e all’innovazione tecnologica, creazioni come la vetroceramica che sta da tempo contribuendo a migliorare le prestazioni in medicina, ma anche in settori come i trasporti, l’edilizia, le comunicazioni. E intanto nella storia contemporanea della Via della Seta, da 12 anni, è entrato il comune operare tra il Politecnico di Torino e il campus di Tashkent: 1500 finora gli studenti formati in Uzbekistan, dove lavorano anche imprese italiane.

Connotato da diverse domande dal pubblico, l’incontro ha segnato, come ha evidenziato nell’aprire i lavori Mario Sacco, presidente di Uni-Astiss, il primo momento di collaborazione tra l’Università e il Magmax (Museo Astense di Geologia, Mineralogia, Arte Mineraria, Cristallografia) e confermato la cooperazione già in corso tra l’ateneo astigiano e il Politecnico di Torino, rappresentato al convegno dal rettore Guido Saracco. Il suo intervento sarà presto pubblicato negli atti della conferenza insieme a quello degli altri sei relatori: Antonella Alotto e Andrea De Marchi (ideatori del progetto Beltepà che sulla Via della Seta ha fatto incontrare il design italiano e l’artigianalità dell’Uzbekistan), Francesco Scalfari, direttore di Uni-Astiss, Massimo Umberto Tomalino, ideatore e anima del Magmax, Dilshat Tulyaganov, direttore del Dipartimento di Scienze del TTPU, e Francesco Baino, docente al Politecnico di Torino.

Nella foto: relatori e amministratori alla conferenza sulla Via della Seta

Asti, 3 dicembre 2021

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