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Prologo di “Cristalli di Umanite”

Barcellona, 7 Giugno

L’oscurità della tarda serata catalana è ormai entrata dai finestroni del laboratorio grafico di Passeig de Gracia, proiettando sul grande tavolo da disegno le ombre di fogli, tele, matite e pennelli accumulati e mescolati in un’unica composizione astratta che da lì a poco sarà divorata dal buio; Dominique è stanca ma, prima di andare via, vuole spremere ancora il suo talento per trovare finalmente l’ispirazione giusta che sta cercando ormai da troppo tempo.  Nulla da fare; gli ultimi colpi di matita vanificano le residue illusioni di buona ispirazione, lasciando sulla carta segni pallidi e impersonali.   La tenacia di Dominique è proverbiale e così, prima di riprovare a migliorare almeno il tratto, si sfila istintivamente l’anello ingemmato, colpevole di ostacolare la corretta impugnatura della matita; con un gesto di stizza, la giovane donna getta il gioiello lontano da sé per tornare a immergersi nel suo lavoro.  Quando Dominique è concentrata, gli occhi diventano ancora più profondi e i capelli avvolgono quasi completamente il volto, incastonandolo come una gemma assai più preziosa del diamante che adorna l’anello, ormai sommerso dai fogli, passati, uno dopo l’altro, sotto le sferzate di grafite che ha imbrattato inutilmente il candore della carta.  Il rammarico della giovane artista per non aver concluso nulla di buono si scontra ancor più dolorosamente con la costrizione della realtà pendolare.  Dominique prende il treno ogni mattina e ogni sera, tutti i giorni della settimana: credo che sia sempre accaduto di vederla arrivare all’ultimo istante, correndo e ansimando in sintonia con il sibilo che precede l’arranco della locomotiva, balzando sull’ultima carrozza senza neppure controllare che il treno sia quello giusto. Nella sua dirompente dinamicità giovanile piena di energia da bruciare, a volte gli occhi viaggiano persino più adagio delle mani che freneticamente spengono luci, girano interruttori, arraffando cose, chiudendo cerniere di borse e giubbotti e…l’anello resta abbandonato sulla scrivania accanto alla matita che, esausta, giace proprio al fianco della pietra preziosa.  Quando Dominique finalmente ha chiuso dietro di sé l’ultima porta del laboratorio, l’unico raggio di luce capace di vincere l’oscurità è quello che filtra appena dal corridoio: comunque sufficiente per garantire il meritato riposo alla grafite della matita ma insufficiente a far brillare il diamante dell’anello.  Diamante e Grafite: è la prima volta che i due minerali si trovano a stretto contatto e soprattutto senza dover lavorare, come sempre avviene, l’una a scrivere e l’altro a brillare; Grafite a consumarsi, nonostante la protezione solo apparentemente solida di un’effimera camicia di legno, Diamante a tenere duro, sempre perfettamente in forma e brillante, impettito nella sua torretta dorata a forma d’anello. Ora i due minerali possono finalmente parlarsi, dopo essersi incuriositi con una certa diffidenza l’uno dell’altro durante le giornate di lavoro, sbirciandosi spesso in cagnesco perché lei pensando che lui non stesse facendo nulla e lui pensando che lei non lo degnasse neppure di uno sguardo, proprio lui, l’esemplare più bello dell’intero Regno Minerale.

“Che vergogna, non c’è più rispetto per i valori minerali! Addirittura ora sono qui, dimenticato su una scrivania in mezzo a cartacce e altri oggetti senza valore: è semplicemente immorale!”
“Invece di fare tanto baccano, inizia tu ad avere rispetto, almeno verso chi ha faticato tutto il giorno e ora vorrebbe riposare, anche se, come dici tu, è uno degli oggetti senza valore intorno a te.“
“Scusa, non era mia intenzione offenderti e tanto meno disturbare il tuo riposo, ma io ho il diritto al rispetto, dovuto da sempre alla mia stirpe, che io onoro portando il nome prestigioso di Diamante, che vuol dire invincibile; sono io il principe di tutte le gemme e il minerale più prezioso e potente del mondo. Io sono talmente duro che nessuno riesce neppure a scalfirmi e anzi la mia forza piega il metallo e taglia il vetro come fossero burro.  Il mio intelletto è così brillante e il mio aspetto talmente regale che io porto luce ovunque vada.”
“Io, io, sempre io, soltanto io! E allora perché adesso, armato di tanta arroganza, non riesci a illuminare il laboratorio? La verità è che tu non porti nessuna luce ma soltanto rifletti quella di altri minerali che, come me, si sacrificano per trasportare l’elettricità. Non sarò preziosa nel modo che intendi tu, ma al contrario di te, credo di essere utile. Sebbene riconosca che il mio lavoro è umile, ti lascio immaginare che cosa sarebbe il mondo senza il mio contributo, a cominciare dal mio stesso nome, Grafite, che significa scrivere, cioè lasciare il segno e tracciare la storia. Ti ricordo che questo semplice atto ha permesso all’umanità di ieri di uscire dalle caverne e a quella di oggi di sviluppare la civiltà per non doverci ritornare mai più.”
“Sarà come dici, però mi domando che senso abbia trascorrere una vita a consumarsi per gli umani, senza mai ricevere rispetto e neppure una minima considerazione, stando sempre schiacciata sulla carta che ti succhia l’anima, premuta da mani che ti costringono a dare ogni grammo di te stessa, per finire un giorno qualsiasi nel cestino dei rifiuti. Sono sempre più convinto che nel mondo occorre essere duri e solo così si dura per sempre, altro che ridursi in polvere!”
“Senti chi parla! Proprio tu che sei stato la vittima per eccellenza delle mani degli umani che dapprima ti hanno fatto a pezzi, poi tagliato, segato, smussato, molato, strofinato, incastrato con violenza in gabbie metalliche e infine condannato a fare mostra di te anche quando non ne hai voglia. Per non parlare del fatto che, mentre io mi presto umilmente a un servizio di utilità pubblica, tu sei acquistato per un’assurda quantità di denaro oppure spesso sei oggetto di furti, omicidi e addirittura guerre.”
“Cara la mia Grafite, parli così soltanto perché sei invidiosa della mia preziosità e della fama di cui io godo. Grazie all’irrefrenabile desiderio di possesso che riesco a suscitare negli umani, ti garantisco che non esistono re o papi che non si siano onorati e pavoneggiati della mia presenza.  Sei gelosa del mio successo perché tu invece ti sottometti docilmente a chi sfrutta la tua mollezza senza neppure riconoscere la tua indole servizievole!”
“Io sono forse troppo tenera ma non certo invidiosa della tua arroganza. Invece di fare tante polemiche, mi piacerebbe sapere veramente come stanno le cose. Tu sai veramente chi sei e come sei fatto dentro per sentirti così sicuro di essere migliore di me e di tutti gli altri minerali?”
“Dopo che gli umani mi hanno eletto principe dei minerali, ho smesso di domandarmi la ragione, anche se sinceramente l’argomento m’interessa molto e, a ulteriore conferma, ti sfido a scoprirlo insieme a me. Il mio lavoro mi lascia pensare liberamente e un’idea stimolante che mi è venuta è di partire per un viaggio all’indietro nel tempo e nello spazio alla ricerca interiore di me stesso e delle mie origini, con il sogno di riuscire finalmente a capire la mia essenza e la ragione per cui sono così diverso da tutti gli altri minerali e addirittura all’opposto di te. Per pigrizia e per paura della solitudine, ho sistematicamente rinunciato a questo progetto ma ora mi pare di aver trovato in te una possibile compagna di avventura, nel senso che condividi le mie stesse domande senza risposta e la curiosità sul mondo minerale e i suoi misteri irrisolti. Anzi, siccome ipotizzi che per gli umani sia più importante la tua utilità rispetto alla mia presenza, che ne dici di accettare la sfida di viaggiare insieme per scoprire perché siamo così tanto diversi? Inoltre, potremmo scoprire chi di noi due abbia ragione!”
“Accetto volentieri l’invito. D’altra parte non c’è nulla di più istruttivo del viaggiare per entrare a contatto con le varietà offerte dal caleidoscopio della Natura. Nulla più dei viaggi e dei libri, che io ho contribuito a scrivere in gran numero, sono utili a capire sé stessi. E allora prendiamoci giusto il tempo per preparare un bagaglio minimo e partiamo subito, sfruttando al meglio il tempo di questa notte che gli umani ci hanno distrattamente concesso di trascorrere insieme.”
“Prima di partire, dobbiamo accordarci su una cosa! Siccome la mia statura aristocratica impone di frequentare soltanto certi ambienti altolocati, io pretendo di recarmi soltanto in luoghi dove possa incontrare miei pari, cioè metalli nobili e pietre preziose.”
“Non preoccuparti, mio principe, capisco la richiesta: vorrà dire che andrò io nei posti più inospitali e sperduti, dove vivono i minerali brutti e poco appariscenti. Quindi, io incontrerò i metalli scuri e le pietre opache. Comunque accetto la tua richiesta, soltanto a patto che tu accetti la mia: vorrei continuare a fare la cosa che so far meglio e cioè scrivere, scrivere il diario di questo viaggio.  Siccome suppongo che tu non conosca la lingua scritta degli umani e quindi non la sappia neppure leggere, credo che tu ritenga la scrittura e la lettura attività inutili e quindi, se non ti dispiace, scriverò io, anche per te.”
“Al contrario di quanto tu pensi, credo invece che sia una gran bell’idea! Numerose volte mi sono trovato appeso alle orecchie o infilato alle dita di segretarie affascinanti, ma mai avrei osato pensare di disporne una interamente dedicata a me!”

Diamante e Grafite non viaggeranno soltanto nello spazio ma anche nel tempo, iniziando proprio da quando la Terra si è formata. D’altra parte Dominique non si accorgerà della loro assenza perché quando domattina tornerà al laboratorio grafico, saranno entrambi sul tavolo, nella stessa posizione della sera prima: Grafite soltanto leggermente più consumata e Diamante un po’ meno brillante del solito ma, in fondo, nella scala temporale di chi ha miliardi di anni, che cosa sono mai poche ore?
Alla partenza, Diamante è inutilmente puntuale come un orologio…al Quarzo, mentre Grafite, in sintonia con la sua natura professionale e femminile, è utilmente in ritardo, per aver preparato il piano di viaggio e soprattutto il diario sul quale riporterà le memorie del viaggio mineralogico alla scoperta di sé stessi, attraverso ogni tempo e tutte le terre. Come Diamante e Grafite, in un certo giorno e da un luogo qualsiasi, anche ciascun umano ha iniziato o inizierà il suo viaggio sulla Terra alla quale, dopo un tempo troppo breve per molti e troppo lungo per pochi, alla fine tornerà, ma sapendone certamente molto di più.  La maggior parte dei viaggiatori racchiuderanno in sé i ricordi, le emozioni, le esperienze e le conoscenze del viaggio, ma fortunatamente qualcuno di loro lascerà anche un diario, proprio come hanno deciso di fare Diamante e Grafite: cristalli di Umanite!

[tratto da “Cristalli di Umanite”, Massimo Umberto Tomalino (2015)]
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